Lega italiana lotta ai tumori
Sezione di BRESCIA



30. marzo 2015 15:59
di Lorenzo Magno

L'oncologia clinica spiegata ai non medici - Quarta parte

30. marzo 2015 15:59 Di Lorenzo Magno | 0 Comments

tumore_seno[1]Ci sono cure diverse dalla chemioterapia.

 

La castrazione (chirurgica o radioterapica) in una parte delle malate funziona nell’evitare o ritardare le ricadute ma è pur sempre un trauma, una procedura invasiva.

Comunque, nelle donne in menopausa che sono esposte a ormoni estrogeni di origine anche extra ovarica, l’ablazione ovarica non serve e ciò ha provocato studi su vie farmacologiche antiormonali alternative per combattere il carcinoma mammario. La chemioterapia citotossica è utile ma è attiva su tutte le cellule in proliferazione, normali o tumorali. Sono ben noti alle persone trattate con antiblastici la caduta dei capelli, il calo dei globuli bianchi e delle piastrine, le manifestazioni di nefrotossicità e cardio tossicità e così via. L’efficacia ha un suo costo biologico.

Le cellule normali della ghiandola mammaria possiedono sulla loro membrana molecole che si chiamano recettori. Ai recettori si legano normalmente gli ormoni estrogeni, il progesterone, che attivano la ghiandola mammaria a funzionare e le cellule che la costituiscono a riprodursi.

Anche le cellule del cancro mammario possiedono recettori ormonali in grado maggiore o minore. La conoscenza di quest’aspetto fisiopatologico ha condotto alla progettazione di molecole capaci di legarsi ai recettori impedendo così il contatto tra estrogeni e cellule tumorali e arrestando l’attività riproduttiva del tumore. Gli estrogeni continuano ad esistere nel corpo ma non possono entrare nelle cellule bersaglio, in questo caso tumorali e il tumore si arresta e regredisce.

Vi è stato un fiorire di sperimentazioni cliniche e ora sappiamo con ragionevole certezza che un carcinoma mammario ricco di recettori per gli estrogeni (ER) e/o per il progesterone (PGR) è sensibile all’azione inibitoria di farmaci anti estrogenici dei quali il più noto e impiegato clinicamente con successo dalla fine degli anni ’70 è il Tamoxifene (Nolvadex).

 

Un secondo modo di azione anti estrogenica si può attuare inibendo l’aromatasi, enzima che trasforma gli androgeni in estrogeni, presente nelle ovaie, nel tessuto adiposo, nel fegato, nei muscoli. Da aggiungere che molti tumori della mammella possiedono un’attività aromatasica propria. A differenza del Tamoxifene che inibisce l’azione degli estrogeni, gli antiaromatasici impediscono che gli estrogeni siano prodotti. I farmaci antiaromatasici più impiegati sono l’Anastrozolo (Arimidex), il Letrozolo (Femara), l’Exemestano (Aromasin). Sono in genere bene tollerati, sono utili, si somministrano per bocca.

La prescrizione di farmaci anti estrogenici si è dimostrata efficace prolungando il tempo NED ( senza evidenza di malattia).

Vi sono differenze che non affrontiamo in questa sede, relative al trattamento di donne in premenopausa o anziane. Di fatto la condotta terapeutica è condizionata dalla conoscenza del livello di recettori ormonali nel tumore da trattare. Gli oncologi medici in casi particolari associano chemioterapia a terapie antiormonali.

seno_velato[1]Che fare se il tumore che vogliamo curare non possiede recettori ormonali? Oppure, dimostra di essere ricco di un prodotto proteico dovuto all’attività di un gene alterato denominato HER2/neu? Nel 30% dei tumori della mammella esiste un’amplificazione del gene mutato HER2/neu o l’iperproduzione di una proteina al gene collegata. La presenza in quantità elevata del gene mutato HER2 peggiora la prognosi perché esso ha una parte nello sviluppo e progressione di certi tipi di carcinoma mammario particolarmente aggressivi.

Sono stati costruiti anticorpi monoclonali, Trastuzumab (Herceptin) e Pertuzumab, utili per trattare a titolo adiuvante (ma anche nei casi di ricaduta) i tumori che iperesprimono HER2. Gli anticorpi si legano alle proteine anomale e le inattivano. Spesso l’Herceptin è somministrato insieme a Taxani e questo potenzia i risultati clinici in situazioni molto pericolose. Il loro impiego ha risolto molti problemi che parevano insolubili. Sono allo studio altri farmaci “biologici” per affrontare situazioni che ancora esistono nel trattamento di tumori “difficili”.

 

Vi sono tumori della mammella particolari, detti “triplo negativi” perché non possiedono recettori e non iperesprimono HER2. In tali tumori le terapie antiestrogeniche e gli anticorpi anti HER2 sono inutili. Si usano per essi i farmaci antiblastici che abbiamo visto nella puntata precedente, con efficacia sinora scarsa sui tempi NED. Sono allo studio nuove vie terapeutiche farmacologiche di grande interesse: si può sperare che anche i tumori triplo negativi saranno vinti in un tempo ragionevolmente breve.

 

La presente puntata completa la rassegna sulle vie terapeutiche utili nella prima istanza terapeutica (cioè quando si deve trattare la malattia per la prima e, lo si spera, definitiva volta) per il carcinoma mammario. I testi non hanno la pretesa di essere documenti scientifici. Vogliono solo informare sugli aspetti essenziali degli orientamenti terapeutici attuali.

 

Se i nostri lettori lo chiederanno, altri temi saranno trattati, con lo stesso stile. Gli argomenti disponibili sono molto numerosi: lo scriverne nel sito della LILT Bresciana pare, al volonteroso redattore, interessante e utile.

Ci attendiamo domande, suggerimenti, critiche, consensi.

A presto.

 

 

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